Val di Comino

Storia della ValComino

Il nome di questo angolo di paradiso risale alla città di Cominium, di cui Tito Livio narra la distruzione nel 293 a.C, durante la terza guerra sannitica, che opposero per lungo tempo i Romani ai Sanniti (Livio, X, 39). Anche se in nessuna epigrafe di epoca romana rinvenuta nella zona appare il nome della città, nel Medioevo l'intera valle era già denominata Comino nei documenti, e con questo nome è presente negli scritti di Flavio Biondo e Leandro Alberti.

Il nome è sempre sopravvissuto nell'uso popolare, e compare nella denominazione ufficiale di San Donato Val di Comino e della comunità montana "Valle di Comino". Nell'antichità il centro più importante era Atina, sede della omonima prefettura romana, la cui antichissima origine è attestata anche dal passo dell'Eneide in cui è enumerata, con l'appellativo di Una delle cinque città del Lazio che preparano le armi per la guerra di Turno contro Enea (Publio Virgilio Marone, Eneide, VII, 630). Con i suoi castelli, che corrispondono quasi perfettamente agli attuali paesi cominensi (Atina, Belmonte Castello, Villa Latina, San Biagio Saracinisco, Picinisco, Settefrati, San Donato Val di Comino, Gallinaro, Alvito, Vicalvi, Campoli Appennino, Casalvieri, Casalattico, Fontechiari, Posta Fibreno), la valle appartenne al ducato longobardo di Benevento, al principato di Capua, alla contea di Aquino, alla contea dei Marsi, fino a far parte del Regno unificato dai Normanni, come contea e poi ducato autonomo di Alvito, centro che nel frattempo era venuto crescendo di importanza.

Del Regno di Napoli o Due Sicile seguì il destino; subito dopo l'unificazione risorgimentale fu teatro di importanti azioni di resistenza antiunitaria (il cosiddetto brigantaggio, che era stato presente anche nel corso della guerriglia controrivoluzionaria durante l'invasione francese giacobina) e fece parte della provincia di Caserta, rimanendo campana fino al 1927, anno in cui fu incorporata nella nuova provincia di Frosinone, nel Lazio.

La Valle di Comino fu a lungo comunque sotto l'influenza dei grandi monasteri benedettini dell'Abbazia di Monte Cassino e di San Vincenzo al Volturno, che ne disegnarono il profilo religioso e culturale.

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